Vitozza: la città perduta
Storia e itinerari

Azienda Agraria Chiarentana di Donata Origo

Vitozza, frazione di Sorano, in provincia di Siena, vicino a San Quirico ospita il più grande insediamento rupestre del centro Italia e delle splendide rovine di una città medievale.
Un meraviglioso parco archeologico, popolato da piante, che creano quasi una foresta e insediamenti rupestri che testimoniano la presenza dell’uomo fin dall’antichità.
C’è un percorso, immerso nella natura, facilmente percorribile a piedi, che vi porterà nel parco archeologico.

La storia


Gli insediamenti di Vitozza si sviluppano su due livelli: quello più basso degli insediamenti rupestri e quello superiore del paese medievale.
La prima testimonianza di vita a Vitozza risale al XII secolo, quando venne costruito un primo insediamento scavato nella roccia; nella seconda metà dello stesso secolo è iniziata la costruzione della cinta muraria. Al Duecento risale la prima testimonianza della presenza di un Castello, appartenuto alla famiglia degli Aldobrandeschi.

Vitozza venne coinvolta nei conflitti tra i Baschi, gli Orsini e Siena e nel 1455 venne stipulato un accordo di pace con cui Siena cedeva Vitozza agli Orsini.
A questo punto, il centro abitato venne progressivamente abbandonato, perché difficilmente difendibile. La città medievale iniziò a decadere, ma gli insediamenti rupestri, più facilmente restaurabili, vennero usati fino alla fine del 1700.

Il percorso per arrivare a Vitozza


Arrivare a Vitozza è molto semplice, basta cercarla col navigatore e questo vi porterà al parcheggio gratuito, da qui parte un sentiero asfaltato che via via che ci si avvicina all’insediamento diventa sterrato.
Camminando, di fronte a voi iniziano a stagliarsi le pareti di tufo e le prime cantine e annessi agricoli scavati nel tufo e ancora oggi utilizzati. Continuando ad andare avanti, il sentiero diventa più ombroso e a fianco inizia a scorrere il torrente San Quirico, mentre dall’altro lato abbiamo la parete di tufo ad accompagnarvi. Gradualmente iniziano a comparire gli insediamenti rupestri, le grotte di Piancistalla.
Poco più avanti si trova una foresteria con panche, mappe e pannelli illustrativi. Qui si trova un bivio: andando a sinistra si continua con una strada in piano, a destra in salita, ma il percorso è ad anello, quindi, qualunque direzione prendiate vedrete tutti gli insediamenti rupestri e medievali.
Vediamo quali sono i punti di maggior interesse.

La Roccaccia


Arroccate su uno sperone roccioso, troviamo le rovine delle fortificazioni che servivano a controllare e difendere la strada che portava alla parte superiore dell’insediamento. Non rimane molto della vecchia fortezza e il bosco, fino a non molto tempo fa aveva guadagnato molto spazio. Oggi è possibile visitare le rovine attraversando un ponticello su un fossato difensivo.

La Chiesaccia


Dalla Roccaccia parte un sentiero che si immerge nella natura e camminando, ci porta verso le rovine di una chiesta diroccata, a cielo aperto, circondata da un prato e da una vegetazione più diradata rispetto a quella che vi siete lasciati alle spalle, ma estremamente colorata in primavera.
La chiesa ha struttura rettangolare, un’abside e un campanile a vela. È possibile visitarla all’interno.

Il Castello


Continuando sul pianoro, potete incontrare il secondo castello, posto a difesa della parte nord-ovest dello sperone tufaceo.
Con la visita ai resti di questo secondo castello, il tour di Vitozza medievale è finito e si può proseguire sul sentiero, che da adesso inizierà a scendere.

I Colombari


Dopo poco che il sentiero inizia a scendere, vi troverete davanti i Colombari, di epoca romana. Venivano usati per l’allevamento dei piccioni, ma per molto tempo si è pensato che avessero funzione funebre, visto che somigliano molto a strutture usate per la sepoltura in epoca romana.

Le Grotte


A questo punto state scendendo “a valle” e inizierete a vedere le grotte. Queste circondano tutta la città medievale e avevano natura mista: alcune servivano a uso abitativo, altre per il ricovero degli animali.
Probabilmente gli insediamenti rupestri vennero abbandonati definitivamente nel XVIII secolo.
Mentre le grotte a uso abitativo avevano dei muretti che dividevano l’esterno dall’interno. Sono state ritrovate canne fumarie, resti di caminetti, mensole e altre tracce di “edilizia” utile alla vita domestica.




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